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appesi a un filoAscolto il respiro della terra
incessante come un torrente di pensieri
che uno dopo l’altro incalzano nella testa
un passo alla volta seguo quel torrente
in cerca di un mare sempre più vicino
e poco conta se qualcosa bloccherà il loro cammino
Io continuerò a seguirli..

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mi muovo con passo lento in queste strade deserte
osservato da lontano e con sospetto
pedinato da una guardia annoiata

mi muovo per luoghi già visti
con un passato fatto di promesse
tramutatosi in un presente di merda anticamera di giorni bui

attraverso un cimitero di promesse
e tiro giù amare conclusioni sul futuro che si prospetta
mentre con un fazzoletto provo a filtrare l’aria che respiro

nel letto asciutto di un torrente si scorge una città
sventrata e priva di forze in attesa di una pioggia
che lavi tutto e anneghi le sue sofferenze

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una vela rossa, lontana, nel mare
così leggera che se il vento volesse la spazzerebbe via
non resterebbe nulla, eppure avanza

una vela rossa, da sola, nel mare
immersa in una distesa che cambia colore e non conosce fine
nient’altro che un colore, diverso, visto da lontano

una vela rossa, si muove lenta, nel mare
traccia nuove linee in silenzio, spinta dal vento
così leggera che se il mare volesse la inghiottirebbe
eppure, testardamente, continua ad avanzare

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Raccolgo i brandelli di viaggi mai fatti
estirpati dall’anima durante il sonno
gettati in pasto al forte maestrale

Raccolgo i brandelli di sogni dimenticati
in questa città di mare priva di mete
luogo da cui fuggire e non far più ritorno

Raccolgo quei pochi brandelli rimasti
sparsi in una banchina abbandonata
e vivo sospeso tra istanti interminabili..
tra il tempo che scorre e nessuna nave che parte

nella tua testa il vuoto o poco meno
vivi lontana dal tempo che fugge
per perderti in un continuo presente
fatto di poche semplici cose
come il tuo mondo di quattro stanze

nel tuo silenzio le solite richieste
semplici, invariate, raramente ascoltate
da chi il tuo mondo lo incrocia per pochi istanti
con la testa confusa da mille cose che premono
e si accalcano fuori dalle tue quattro stanze

Si allontanano passo dopo passo i rumori della festa.

Attraverso il limite tra questa e il silenzio,
lasciando alle spalle le solite facce distorte,
intrappolate in una perenne smorfia,
sfregiate da un riso che le deturpa.

Mi allontano con passo svelto,
alla ricerca di giovani fronde figlie del rimorso
e in evidente debito di ossigeno vado ancora più forte,
soccorso da una leggera e inattesa brezza capitata lì per caso.

Mi accompagna in una collina popolata di ombre,
dove pochi alberi tendono al cielo i loro rami
che privi di linfa attendono..

..le prime piogge,

il primo freddo,

le prime foglie.

strade deserte

Volano via i brandelli di questa primavera passata,
lei che in dono mi ha lasciato il tempo da sprecare
e l’improvviso svuotarsi delle strade
tanto vuote che si può giocare anche a calcio.

E con l’estate giungono le piogge torrenziali,
che pendono per ore sulle nostre teste
per precipitare poi in pochi attimi,
regalando il sollievo e il piacere nel vederle cadere.

Cadono inesorabili come i minuti di silenzio tra un passante e l’altro
e destando stupore come quello che si legge nei volti di un passante
che pensava di essere rimasto solo,
ultimo superstite in una foresta di cemento.

Mantengo nella memoria le immagini di queste ore di quiete
sovrapponendole senza molti patemi ad altri momenti a caso,
seminando parti di un passato forse non troppo lontano,
su questa strada che non conosco, in un momento non precisabile..

Giaci ai bordi di una strada ora che non piove,
aspettando un passaggio che non hai chiesto.
Ed è strano vederti dopo anni lontano dal solito posto,
circondato da rumori nuovi e a te estranei,
immobile come sempre ma senza quel tuo continuo mugugnare.
Non contava cosa portavi al tuo interno, a volte bastava guardarti.
Guardare al tuo interno per chiudere un pensiero,
come se le tue porte aprissero la mente chiudendo lo stomaco
o forse il contrario, poco conta..
Le tue porte hanno visto passare tanto, mai troppo.
Rinfrescando le idee anche nei momenti più torridi
perchè non conoscevi stagione oltre la tua.
Riapro un’altra volta le tue porte, ai bordi di una strada.
Al tuo interno solo un vecchio decoder del digitale terrestre.
Anche stavolta le tue porte mi hanno aperto la mente
e chiudendo quelle porte ho chiuso un pensiero.

per mezz’ora

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Su queste strade perdo i ricordi tra sogni e passato,
ormai fusi in un’unica memoria che va e che viene.
Un passo dopo l’altro mi allontano da quei giorni
avvicinandomi ai ricordi, tracce di un tempo lontano.
Respiro la libertà di giorni senza pensieri,
che ancora conservano lo stesso profumo.
E sento che il domani è un invito
a infiniti presenti che sanno di passato.
Il tempo si ferma e sono un bambino,
ancora per mezz’ora
prima di rientrare a casa..

10.00 p.m.

le nuvole corrono veloci
lontano dalla notte e dai suoi spettri
senza lasciare traccia non resta che seguirle
affannarsi inutilmente mentre il buio incalza

corrono i pensieri su ali veloci
sballottati da un maestrale che non trova ostacoli
che sradica ogni cosa e non fa distinzioni
dai veleni alle cure, dal frastuono al silenzio

resta solo il vento stanotte
con esso le ombre immobili delle case
dedalo di vite, di scorci, di luci e ombre
come bende poste tra gli occhi e il cielo

 

Il fango

Il fango ricorre come pensiero di volta in volta più forte.
E’ capace di acutire una caduta, ma è anche il posto peggiore dove cadere, perché lascia su di te i segni della caduta, lo sporco, visto come insuccesso.
Ma ci sono anche altre accezioni al termine. Il fango infatti può rendere una partita di rugby uno spettacolo unico. rende l’idea della battaglia, la amplifica e l’adrenalina sale, proprio come un pugno in pieno viso, forte da far male ma non abbastanza da farti cadere, capace di provocare una reazione violenta. Il fango può anche essere ciò che persone di bassa statura (sempre morale) sono capaci di gettare su altri. Solitamente sono dei perfetti vigliacchi, nascosti dietro altre persone, che sproloquiano di valori come un politicante di bassa lega, coprendosi di tante belle parole, spesso elogiano il sacrificio senza conoscerne minimamente il suo peso e sbandierandolo ai quattro venti. Il fango è un qualcosa che resta anche una volta lavato via.

Sono giornate, mesi, anni di dure lotte, è una ferita da portare dentro.
E’ un qualcosa che appartiene solo a chi l’ha provato, un monito a rigare dritto, uno specchio, un qualcosa da cui risorgere.

per il verso giusto..

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Ho visto il cielo colorarsi di tonalità sempre diverse
senza lasciare che gli occhi si abituassero a questo,
riempiendo l’anima di stupore,
lasciandola assuefatta alla loro intensità

Ho visto il cielo tingersi di infinite sfumature
capaci di traghettare fino all’oscurità
per lasciarci improvvisamente al buio, smarriti
bruscamente destati da un bellissimo sogno

In questo cielo ho visto rinascere speranze,
la fine e l’inizio di viaggi indimenticabili,
le lacrime di gioia e quelle di dolore,
i sorrisi di chi da un senso alle giornate più scure,
il calore di un abbraccio e la promessa di un arrivederci,
la certezza che fin quando ci sarà questo cielo
tutto andrà per il verso giusto..

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Guardano al mare come a un qualcosa di ignoto,
da sempre sotto ai loro occhi, da sempre inspiegabile
e in loro non passerà mai lo stupore della prima volta

Il mare toglierà ogni pensiero

Si sta davanti a lui come naufraghi sventurati,
attratti da un canto di sirene tanto suadente quando irresistibile
e come statue di sale ci si consuma impotenti

Il mare ci porterà lontano

Cullati dalle onde, spinti lontano dal vento,
grano per grano, più sottili della cenere,
in cambio di un silenzio interiore

Il mare ci riporterà a casa..

Brucia la terra

Brucia la terra sotto nuovi vessilli

Bruciano gli occhi che per troppo tempo hanno osservato il sole
e persi nella sua luce cadono inermi

Brucia la carne sotto colpi che piovono dal cielo
e non bastano le lacrime di chi cede per risarcire la fine
di uomini persi che guardano altrove

Bruciano le case, le cose e le anime che non lasciano tracce
sotto sguardi impassibili davanti a uno specchio
che calpestano tutto con passo pesante ma col vuoto dentro

 

ci sono giorni in cui mi senti privo di idee e penso non esista sensazione peggiore. E’ una cosa che fa restare di sasso perché, almeno nel mio personalissimo caso, le idee hanno sempre fatto a pugni tra loro per avere l’una la meglio su l’altra.
Così la loro assenza lascia un grande vuoto a cui non si può fare abitudine e al quale bisogna porre rimedio al più presto.
Le ragioni di questa sensazione sono infinite; le si potrebbe trovare nella scarsa fiducia nei propri mezzi o anche in fattori esterni, per lo più ostili, ma anche nella stanchezza accumulata nel chiedere troppo in troppe cose.
Forse il flusso di troppe idee, misto a troppi progetti e alla voglia di non lasciarne indietro nemmeno uno, hanno portato a questo blackout? Probabile..
Ma nonostante questo è lontana la possibilità che lasci indietro qualcosa a discapito di un’altra, a prescindere dalla priorità. Porterò avanti il peso di ogni scelta e di ogni passione e credo che questa sia la cosa migliore in un periodo in cui mi serve tutto, assieme a un po di ferrea organizzazione, dal massimo della concentrazione al più stupido degli svaghi. Ma ora trovare ordine non è facile, c’è solo tanta confusione e speriamo che qualche ora di sonno metta ordine in questi pensieri disordinati.. buonanotte.

La pioggia porta ricordi di viaggi passati,
di lunghe camminate lontano da casa
e porta il profumo di mare anche quando questo è lontano,
facendomi sentire vicino a ciò da cui mi allontano

è ciò che ti inchioda dietro a un vetro,
il velo che nasconde i difetti dei palazzi
e dona senso al più squallido paesaggio

è la mano che lava ogni ferita e porta sollievo,
che sia sotto di essa o dietro a un vetro
lasciandoci solo la possibilità di assistere,
come superstiti di un viaggio senza destinazione

Vento che porti tempeste e spazzi via tutto,
in questa notte d’inverno non basta il tuo canto
e i cori delle lamiere che vibrano in lontananza
ma trascini con te tutto ciò che fa rumore,
come un’orchestra stonata che corre dietro il tuo canto,
portando con te pezzi di questo lembo di terra

Vento che spazzi via nubi e nascondi il sole,
che desti dal sonno bussando alle finestre,
porti con te tutto ciò che non ti resiste
e pulendo le strade deserte di questi avamposti abbandonati
strapperai un pezzo dei sogni dai quali hai destato,
lasciado il tuo canto come finale inatteso

..osservai quel cielo per ore senza rendermene conto,

incantato dal suo rapido e continuo mutare

e dal suo lento spegnersi di minuto in minuto,

fino a quando il buio si prese tutto.

Di quella luce restano solo ricordi,

scalfiti da un freddo umido

tanto pungente da spodestare il calore,

lasciando il ricordo

unico superstite di un’insolita estate..

La città dorme da ore, distesa sotto un velo di nebbia non abbastanza fitta da coprire queste case.
La percorro in silenzio, senza far nulla che la possa svegliare. La osservo come fosse la prima volta, analizzandola passo dopo passo. Sulla mia strada non incrocio nessuno, guardo agli angoli quasi alla ricerca di un passante, una conferma, puntualmente smentita, che quelle strade conoscono altre ombre al di fuori della mia. Alla fine abbandono l’inutile ricerca; unico segno di qualcuno, o qualcosa, che ancora non dorme è una sorta di urlo distante portato dal vento. Cammino da venti minuti, il tempo è ormai scandito dal mio respiro e mentre vola rapidamente pare fermarsi. Sento che porterò oltre la soglia di casa quel silenzio. Sarà ciò che ascolterò prima di dormire, come se fosse una vecchia storia, da troppo tempo inascoltata, che per una notte ancora potrà vantarsi di uno spettatore pronto a prestargli attenzione.

Improvvisamente cadiamo come foglie
in questo autunno che stenta a farsi largo,
strozzato da un’estate in ritardo
che cederà il passo a un brusco inverno

Cadiamo sui nostri errori di valutazione
ma più come sassi piuttosto che foglie,
portando con noi il peso dei ricordi scomodi
come fardelli che renderanno ardua la risalita

Ancora una volta il freddo coprirà tutto
anche stavolta come le altre ventinove,
per cedere un’altra volta a una nuova rinascita
in attesa di un nuovo inverno…

Prima di perdersi

..resta solo la pioggia questa notte
unica cosa capace di scandire il passare del tempo
donando a questo forma e cosistenza
e lascia che cada in incognito tra le sue goccie
per scorrere su strade e palazzi e infine perdersi..

Prima di un lungo viaggio

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Abbiamo poco tempo e un mare da attraversare,
affidando le nostre vite a un solido scafo.
A caccia di correnti che portino lontano,
senza timore per ciò che troveremo oltre

Ma fermiamoci ancora per poco prima che i dubbi ci assalgano.
perché in questo autunno possiamo ancora farlo.
E che il vento continui a segnare i nostri volti,
a scavarli con le sue spietate sferzate

Ci ergeremo come vecchi alberi maestri, 
mai piegati e fieri dei segni di lunghe traversate,
consapevoli che le nostre storie sono scritte in quei segni,
che sanno di leggende provenienti da lontano

 

Sabbia

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Come in un sogno cammino in un interminabile distesa di sabbia
fino a perdere il conto dei passi
per ritrovare in un attimo la pace perduta

Affondano i piedi e la mente in quella sabbia scura
mentre i pensieri salpano su un mare ancora calmo
lasciando che il tempo sfugga come quei granelli di sabbia

Granelli impalpabili nella mente come bei momenti svincolati dal tempo
che fanno ormai parte di un non definito passato
sostanza e ninfa vitale per lo spirito scalfito

Resto a osservare il limite di un mare infinito
e sospeso in questo limbo tra la terra e il mare
assisto a nuove partenze e inattesi ritorni

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Avevi fretta di trovare risposte in un pomeriggio di Settembre.
Sfogliando talmente forte quell’agenda da strappargli le pagine.
Sorseggiando con un’insolita cautela il tuo primo thé caldo
che stonava con la frenesia del momento e con l’incessante picchiettare di quella malcapitata matita,
che su pagine gialle scriveva lunghe serie di numeri simili a coordinate per mondi lontani ancora inesplorati.
Contavi i giorni che restano; le centinaia di caffè che ti separano dall’inverno.

Νόστοι

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Tornò a bussare alla mia finestra
Scegliendo come sempre un pomeriggio di settembre
Avvisando solo pochi amici fidati
e chi aveva perso il suo sguardo oltre i palazzi

Tornò portando con se racconti di paesi lontani
Cancellando ogni suono col suo fitto cadere
e confermando il suo arrivo con voce tonante
lasciando in tutti lo stupore

Tornò per la gioa di chi tanto l’aveva attesa
Con la pazienza di chi è certo di un ritorno
e ora resta ad osservare dall’altra parte del vetro
ipnotizzato dal suo incessante cadere..

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Solo un battito di cuore tra me e tutto il resto
Tra le ambizioni e la realtà in cui vivo
Le incertezze e gli ostacoli
Il tempo che scorre e la volontà di batterlo
Fotogrammi rapidi che fanno scoppiare la testa
Frenesia e staticità in un battito di ciglio..

Questo è tutto ciò che ultimamente passa per la mia testa; bel casino vero?
Vedo da vicino l’ennesima boa da superare e lasciare alle spalle.
La vedo sempre più vicina e con essa cambio punto di vista, un punto di vista mutevole e imprevedibile, a volte più chiaro, altre volte contorto e indecifrabile.
Cambiano le prospettive di una battaglia da combattere e vincere; inutile chiedersi come affrontarla perché sarebbe una perdita di tempo, del quale ne ho già perso troppo..
Quindi non resta che metterci un po di buona volontà e iniziare a combattere.
Affrontare Settembre e vincerlo per continuare ad avanzare..

..si parte! In culo alla balena a me!

ps: so come rispondere a un “in bocca al lupo” ma a un “in culo alla balena” come si risponde?

Se avete una risposta a questa domanda datemela.. per favore, grazie 🙂

Fulmini squarciano un cielo livido nel cuore della notte,
al di sotto di questo è solo terra bruciata,
la grande sconfitta in una guerra vinta da vigliacchi

Giace esanime dopo giorni di sfiancante combattimento,
attraversata dalle ombre di chi un tempo la popolava,
privata del suo vestito migliore lacerato dalle fiamme

Fulmini squarciano un cielo livido nel cuore della notte,
si spremono nel disperato tentativo di alleviare il dolore
di una terra per l’ennesima volta arsa e tradita

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il mio appartamento è sempre vuoto
non ha pareti ma grandi finestre
e al suo interno ti potresti perdere

il mio appartamento è sempre vuoto
le correnti a volte lo accarezzano
le tempeste spesso lo colpiscono

il mio appartamento è sempre vuoto
a volte troppo angusto anche per me
ma capace di dilatarsi con un soffio di vento

il mio appartamento è sempre vuoto
porto con me il peso di ciò che potrebbe contenere
lasciandolo pronto per un futuro ritorno

il mio appartamento è sempre vuoto
è la completezza e la stabilità
un posto accogliente dopo un lungo viaggio

Si spengono una dopo l’altra come candele esauste
luci affievolite su questo brandello di terra
lasciando il fumo del loro ultimo respiro

Si spengono senza destar stupore
in una pronta notte di plenilunio
capace di non far percepire la loro assenza

Liberano le ombre dalle loro prigioni
da quella luce calda e intensa
condannandole a una libertà inattesa..

E’ una semplice strada tra la città e il silenzo
diversa da quella che percorro per tornare a casa
marca il limite tra il passato e il presente
e dei fari dalla luce gialla ne marcano il confine

Sono il solo ad attraversarla
mentre tutti stanno nelle loro case
ora che la notte nutre la mia ombra
cerco il buio oltre quelle luci

E’ una semplice strada ai limiti della città
è come un mare calmo dove lasciarsi andare
tra ruderi incompleti e case scure
dove i miei passi hanno un suono che nessuno sente

Se non dovessi tornare a casa sarebbe bello restare qui

Avere questo cielo attraversato dalle nubi come coperta
e poco conterebbe se il mio materasso fosse fatto di asfalto e rifiuti
mi sentirei parte di questa periferia dormiente
immerso come lei nei suoi silenzi
quei silenzi che giungono quando la notte copre tutto

 

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potrei muovere altri passi sulle tue sponde
perdermi per giorni e ritrovarmi chissà dove
senza rendermi conto che un anno è passato in un soffio

potrei perdermi in quel vento così alto e forte
capace di portare tutto aldilà delle onde
e ritrovarmi lontano in porti che non conosco

sarebbe lieto poterti ritrovare come i vecchi amici
o meglio come un amore mai svanito che vive forte in me
tanto che mi tremerebbero le gambe al solo rivederti

mi farei accogliere dal tuo caldo abbraccio che sa di semplice
dai tuoi colori e dalla tua gente, dal tuo vento e dal tuo mare
per riscoprirti con lo stesso entusiasmo.. come la prima volta

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Stava in silenzio a breve distanza
e faceva andare lontano il suo sguardo.
Impossibile capire cosa scorgesse in quella notte
cosa pensasse e cosa lo spinse a cercarmi..

mi stava accanto con la sua aria maestosa,
senza nulla da chiedere ma solo per condividere quel paesaggio di luci
e al di sopra di tanti tetti guardavamo giù,
per in fine ritrovarci in quel silenzio e capirci,
come i vecchi amici che siamo sempre stati..

Prese gli attimi in cui il silenzio avvolgeva tutto
portandoli dentro di se senza dare nell’occhio,
pronto a scappare con essi oltre le luci
aldilà delle case e delle strade asfaltate.

Prese quegli attimi prima che tornasse la pioggia
portandoli al riparo in una quieta stanza,
dove potersi fermare ad ascoltarli
senza curarsi di ciò che fuori accadeva.

Prese gli attimi in cui il silenzio avvolgeva tutto
scivolando con essi nella notte,
lasciandosi scortare da loro nel sonno
oltre queste ore di pioggia senza fine.

mando giù tre spine per digerire l’epilogo
di festa immutata e immutata gente
di facce tutte uguali come le abitudini
di festa grande in questo piccolo porto..

mando giù un po d’aria meno viziata del solito
distendendo il passo poco prima lento
fuori da chi vende e da chi scorre lentamente
rimpiazzando gradualmente il silenzio alla musica

la quiete si riprende la scena
regalandomi una lieve brezza sulla strada di casa
invitandomi a rallentare il passo
e godere di questa notte d’estate inattesa

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Quel pazzo si strapperebbe il cuore dal petto se potesse
piuttosto che lasciarsi morire in un vicolo cieco.
Si venderebbe al diavolo per l’illusione di una fuga
piuttosto che sbattere il muso a quel muro

Le sue memorie lo portano lontano, fino alla sua giovinezza
e per un attimo scorda la puzza di merda,
il grigio che circonda quella stanza, le sue giornate
e vede fuori da una finestra che non c’è..

Vede il mare di cui conserva l’unico nitido ricordo
e inebriato dal suo profumo e dalla sua brezza si calma.
Non esiste serratura che lo possa confinare,
ne calma o tempesta che gli possano impedire di salpare
verso il suo spiraglio di libertà

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Ti alzi senza sapere come sia successo. Il colpo è ancora caldo e stenti a capire cosa ti abbia investito; pensi solo che non è ciò che volevi. Dopo tutto l’aspettativa era ben altra! Far provare all’altro ciò che ora provi e senza batter ciglio ti tiri su ancora stordito cercando di camuffare. Fai così capire agli altri, ma in primo luogo a te stesso, che quel colpo è nulla, solo un episodio.

Sbagliare un placcaggio, ma ancora peggio, essere travolto da chi volevi travolgere ha sempre lo stesso sapore. Sa di amaro e fa male se lo mandi giù. E’ consigliabile sputarlo via come veleno, prima che possa minare il tuo gioco fino all’ultimo minuto; c’è ancora una squadra da affrontare e dopo questa un’altra e un’altra ancora.

M a soprattutto bisogna tornare in forze, non solo per se stessi ma anche per chi, in quel momento, lotta con te. Ci si deve rialzare più forti di prima per raggiungere le proprie mete, anche quando queste appaiono irraggiungibili. Quell’errore è solo un imprevisto, un incidente di percorso da conservare come monito a se stessi; uno come tanti nella vita che come tanti verrà superato..

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Dopo tanto tempo ritrovo il silenzio.
Il più discreto fra tanti compagni di viaggio,
l’unico capace di sorprendere ogni volta,
che non perdi neanche quando ti dimentichi di lui

Lo ritrovo tra vecchie foto, memorie di viaggio,
nei ricordi di lunghe strade percorse lontano da casa,
in paesaggi attraversati su un vecchio treno
e in cieli solcati da nuvole velocissime,
a volte scure e veloci come stormi in autunno,
altre volte candide e placide come un gregge

Dopo tanto tempo ritrovo il silenzio,
il piacere della sua compagnia,
come di un vecchio amico ritrovato per caso,
il migliore fra tanti compagni di viaggio..

vorrei barattare un mucchio di stracci,
in cambio di una coperta, in cambio di qualsiasi cosa,
che possa togliere un freddo che non vuole abbandonarmi

o andare avanti, scrutando l’orizzonte
in cerca della fine di questo freddo
che per quanto possa apparire sterminato
ha una fine, come le più belle cose..

è nero che si sovrappone ad altro nero.
una strada che scorre veloce in una fredda notte,
che appare e scompare come un fantasma,
vomitata e inghiottita dalla stessa tenebra,
unica lingua di asfalto per tornare a casa.

è nero che si sovrappone ad altro nero.
sono nubi che scappano da questa terra,
sputate da una torre e spazzate via dalle correnti,
al di sopra dei tetti scuri e delle luci tenui,
primi segnali del mio ritorno a casa..

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il suono del vento accompagna i miei silenzi.
strappa brandelli di fiato dalla bocca
per portarli lontano in un istante,
fino a perdersi fra tanti altri respiri..

in questa sera il suo soffiare rapisce anche i pensieri.
da un suono a loro aiutandoli a scorrere veloci
e a cavallo di sospiri valicheranno le mura del corpo,
fino ad unirsi ai tanti brandelli di fiato..

il suono del vento cullerà lo spirito
che privato dei suoi sospiri si farà curare.
il suo suono saprà di altri sospiri,
avrà occhi da guardare in silenzio
e labbra da accarezzare prima di andare a dormire..

..continuo questo lungo viaggio iniziato non sò quando
cercando di ripercorrere passi ormai logori
che il vento e la pioggia hanno consumato
di giorno in giorno fino a lasciare un alone

continuo attraversando un cielo affollato da nubi
che corrono rapide verso di me, dirette chissà dove
per poi precipitare una volta aperti gli occhi
e rivedere quelle nubi prima così vicine ora infinitamente lontane

continuo perché è quello che sento
seguendo una rotta che sa di bei ricordi
che col tempo è cambiata e continua a farlo
ma dove ancora sopravvive una parte di me..

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Grazie folletti per aver spulciato le mie statistiche! 🙂 e grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi!

un grande abbraccio a tutti!

Rob_the_bad_brain 😉

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 3.900 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 7 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Come nel peggiore degli incubi
squarcio le vele della mia nave per non affondare
resistendo a un vento avverso, alla furia del mare.
Per non rendere l’ennesimo omaggio agli abissi
per non perdere quello che mi spinge ad attraversarli
e per non perdere me stesso
nel cuore di una tempesta che conosco
dove mi sono spinto di mia volontà
evitando le calme dei rimpianti
evitando quel mare piatto troppe volte prigione.
Affronterò questa tempesta per difendere i miei sogni
la affronterò a costo di ogni sacrificio
sperando nel caldo sole di un porto accogliente

resto a osservare in silenzio
la fine di una giornata di festa
capace solo ora di stupire come fosse un dono
come se fosse ciò che basti
anche per un attimo
lasciando dietro tutto per sentirsi soli
e per pochi istanti essere lontani
almeno con la mente, nella frazione di un battito
intenso come un caldo abbraccio
improvvisamente rotto dalla discreta compagnia di un gatto
e dalle sue fusa che richiamano alla realtà

Nella pubblicità delle bibite gasate
tra i negozi e le strade addobbate a festa
con pochi soldi, con poco gusto

Solo dei vani tentativi per evocare qualcosa
che non esiste, nella quale non trovo ragioni
oltre al sentirmi lontano da questa

E negli occhi di chi incrocia la mia strada vedo altro
un qualcosa che vedo tutti i giorni e che non chiede denaro
un qualcosa aldilà delle ipocrisie di fine Dicembre..

ho solo il tempo davanti
steso come un grande telo bianco
capace di curare le mie ferite
come di riaprirle in profondità

ho il solo tempo per poter capire
perchè spesso non esiste altra soluzione
far decantare ogni cosa e sperare
o piu semplicemente osservare

ho solo il tempo per sperare
perché per nulla potrei essere così paziente
e reggere senza batter ciglio il suo lento scorrere

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Ho abituato gli occhi a praterie di cemento
a pilastri piu alti degli alberi
vomitati da chissà quale antro infernale
figli di una colata nel cuore della notte

Nel cuore della notte ascolto il vento frangersi
contro una foresta sterile che affonda dell’asfalto logoro
cimitero dei vivi nelle notti d’inverno

Il suo suono ricorda quello di un vecchio gramofono
è un suono distante, distorto, che si perde nell’aria
rimbalzando tra il cemento, l’asfalto, le auto parcheggiate
cercando una via di fuga lontano da queste case

continua a cadere senza sosta
da nubi altissime, spinte da un vento ostile
così forte da schiacciare i pensieri
e portarli via come foglie fradice
in rigagnoli di breve vita
figli di questa tempesta

continua a cadere senza sosta
e cado con lei, come ombra tra le foglie
colpito da questo scrosciare senza fine
e da quà giù posso guardare il cielo
scorrere veloce, spezzato dai tralicci dell’alta tensione
col fiato spezzato, portato dalla corrente..

Giornata davvero tosta, per non usare altri termini poco corretti ma abbastanza chiari. Di quelle dove senti la testa scoppiare e non puoi stare al computer, ne puoi leggere, ne puoi ascoltare musica, ne buttare all’aria tutto; puoi solo tenere botta e sperare di reggere. In questi momenti le cose iniziano a remarti tutte contro e arrivare a casa e staccare dal mondo è l’unica soluzione,  dove le uniche compagnie ben accette sono quelle del gatto e del cane.. da una parte la discrezione e dall’altra l’esuberanza innocente e tra di loro un greatest hits dei RAMONES.. si proprio loro!
Oggi la canzone s’è scelta da sola, I Don’t Want To Grow Up..
Non tanto perché non voglio crescere, lo voglio eccome, ma perché il testo coglie perfettamente la mia inquietudine e penso che sia sufficiente. Se poi aggiungo il fatto che è stata la mia prima canzone dei Ramones c’è quel valore aggiunto che la rende unica. A volte una canzone, con l’aggiunta di altri fattori tipo cane e gatto (mica cose da poco), ha il potere di esorcizzare anche una giornataccia come questa.
E ora il colpo di grazia, che sarà gentilmente offerto dal mio letto..
Buonanotte 🙂

Dopo tutto il tempo passato a correre
fino a seminare il freddo, le ombre degli alberi
trovai solo altra strada uguale a quella percorsa
e nessun luogo dove potermi fermare

Solo una lunga via che si perde oltre lo sguardo
e quella sensazione di già visto
forse in un’altra vita, forse in un sogno
ma poco conta in fondo.

E nel frattempo continuo questo viaggio
a volte estenuante, altre volte piacevole
alla ricerca di un posto lontano dal freddo
alla ricerca di un posto dove poter restare..